IIT, due ore di sciopero contro precariato e salari fermi

Il personale dell’Istituto Italiano di Tecnologia protesta in occasione del tavolo economico del 22 settembre. La Rappresentanza sindacale unitaria denuncia oltre mille lavoratori precari, aumenti insufficienti e poca chiarezza sui conti della Fondazione

Due ore di sciopero all’Istituto Italiano di Tecnologia in occasione del tavolo di trattativa economica convocato per martedì 22 settembre nella sede degli Erzelli. A proclamarle è stata l’assemblea dei dipendenti, riunita il 17 settembre e sostenuta a larga maggioranza dalla Rappresentanza sindacale unitaria, che chiede un cambio di passo alla Fondazione sui salari e sulla stabilizzazione del personale.

Secondo i dati diffusi dalla rappresentanza dei lavoratori, l’Istituto conta circa 1.700 dipendenti, ma soltanto un terzo avrebbe un rapporto di lavoro stabile. Nel personale tecnico-amministrativo, oltre un quarto delle persone non sarebbe ancora stato stabilizzato, nonostante in molti casi si tratti di professionalità consolidate e impiegate in attività strutturalmente necessarie.

La denuncia riguarda il ricorso ripetuto ai contratti a termine e la sostituzione di lavoratori già formati, mentre nuove linee di ricerca continuano a richiedere personale. Una situazione che, secondo l’assemblea e la Rappresentanza sindacale unitaria, alimenterebbe ulteriormente il precariato invece di ridurlo.
Anche il quadro contrattuale viene definito frammentato. Quasi 70 dirigenti sono inquadrati con il Contratto collettivo nazionale di lavoro dei dirigenti dell’industria, oltre 700 dipendenti fanno riferimento al Contratto collettivo aziendale di lavoro e la maggior parte dei ricercatori lavora con contratti di collaborazione.
Sul fronte economico, la Fondazione avrebbe indicato in circa 10 milioni di euro il taglio del finanziamento statale, collegandolo alle difficoltà di bilancio e alle scelte su salari e assunzioni. I lavoratori chiedono però di conoscere con maggiore chiarezza la destinazione delle risorse, anche alla luce delle dichiarazioni diffuse a maggio, quando era stato presentato un bilancio vicino ai 200 milioni di euro e definito il migliore di sempre.
A preoccupare è soprattutto la proposta per il rinnovo economico del Contratto collettivo aziendale di lavoro, giudicata insufficiente a recuperare la perdita di potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni. Le risorse complessive destinate a oltre 700 dipendenti, comprensive di buoni pasto e premio di risultato, supererebbero di poco il milione e mezzo di euro.
La Rappresentanza sindacale unitaria contesta inoltre le modalità di riconoscimento dei buoni pasto, che sarebbero previsti soltanto per un numero limitato di giornate e nei casi in cui nella sede di lavoro non sia disponibile una mensa. Secondo i lavoratori, questo meccanismo penalizzerebbe chi non può usufruire della mensa per intolleranze, esigenze alimentari specifiche o altre condizioni personali, creando anche differenze tra dipendenti assegnati a sedi diverse.
Per il tavolo del 22 settembre, l’assemblea chiede di tenere separati dalla trattativa sugli aumenti salariali il conguaglio dei buoni pasto del 2025, quelli relativi al biennio 2026-2027 e il ricalcolo del premio di risultato. Lo sciopero di due ore accompagnerà la richiesta, dopo un confronto che, secondo i lavoratori, non avrebbe prodotto risultati concreti né chiarito i numeri alla base delle scelte della Fondazione.
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